Il NGAA ospite di due eventi il 4 ed il 5 Agosto 2017

Il mese di agosto é il mese degli astrofili, denso di eventi astronomici da non lasciarsi sfuggire!

Il NGAA sarà ospite di due eventi e come sempre i nostri soci metteranno a disposizione le proprie conoscenze e la propria attrezzatura per le osservazioni.

I due imminenti appuntamenti saranno i seguenti :

  • Venerdì 4 Agosto 2017 ore 20, “Serata di pesce sotto le stelle” presso Menchetti in Via del Tonacato a Montagnano. Serata cena/degustazione e a seguire osservazione astronomica.
  • Sabato 5 Agosto 2017, “Notte sotto le stelle a S. Cassiano” a partire dalle ore 19:00. Segue cena ed osservazioni del cielo

Entrambi le serate sono solo su prenotazione ai numeri di telefono riportati nelle rispettive locandine.

Un’ ottima occasione per trascorre una bella serata al fresco in questa calda estate ed osservare i fenomeni celesti che ci accompagnano in questo periodo dell’anno!

 

evento menchetti 2017 evento S. Cassiano 2017

 

Roberta Gori

 

Il Nuovo Gruppo Astrofili Arezzo is.. Back in Time!

Seconda edizione per l’evento che lo scorso anno ha visto la partecipazione di 100.000 visitatori, italiani e stranieri. Il 28-29-30 Luglio 2017 torna Arezzo Back In Time, il più innovativo e spettacolare evento storico multi-epoca che accoglierà nei più bei scenari della nostra città una tre giorni ricca di attrazioni ed allestimenti totalmente immersi nel tempo passato tra battaglie, combattimenti, scene di vita quotidiana di tre grandi e ricchi momenti della nostra Storia: l’Evo antico, il Medioevo ed il Rinascimento.

E anche quest’anno il Nuovo Gruppo Astrofili Arezzo parteciperà alla manifestazione con la propria area osservativa direttamente nella splendida Fortezza Medicea, recentemente restituita agli aretini dopo un accurato restauro. I nostri soci vi faranno osservare ed ammirare attraverso l’uso di telescopi in particolare: il nostro satellite, la Luna con dettagli accurati dei crateri lunari ; il pianeta Saturno ed i suoi splendidi anelli e molto altro.

Venite a trovarci sabato 29 e domenica 30 dalle ore 21 alle ore 23 presso la Fortezza Medicea ad Arezzo (seguite le indicazioni), per una passeggiata nel tempo con la più antica delle discipline scientifiche: l’astronomia.

Non mancate!

Roberta Gori

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Arezzo, 12 e 14 Luglio 2017: il Nuovo Gruppo Astrofili Arezzo a “Notti sotto le stelle”

Si rinnova l’appuntamento con la città di Arezzo e la manifestazione “Notti sotto le stelle” nella suggestiva cornice di Piazza Grande con cene, spettacoli, musiche ed eventi nei giorni 12-13-14 Luglio 2017 dalle ore 19 alle ore 24.
E anche quest’anno l’evento vedrà la partecipazione nel Nuovo Gruppo Astrofili; i nostri soci, “armati” di telescopi professionali saranno presenti in Piazza Grande a disposizione di tutti quanti vorranno avvicinarsi, anche solo per semplice curiosità, allo spettacolo meraviglioso che ci viene offerto dal nostro Cielo: l’osservazione di Giove e i suoi satelliti, alcune stelle doppie ed altro.
Non perdete l’occasione per stare con il naso all’insù, venite a trovarci nelle giornate del 12 e 14 Luglio.. non mancate!

Roberta Gori

Notti sotto le stelle 2017

StarParty Foreste Casentinesi 2017: report

Si é svolto nei giorni 23-24-25 Giugno a Campigna, nella splendida cornice del Parco delle Foreste Casentinesi, l’edizione 2017 dello StarParty Tosco-Romagnolo che ha visto coinvolte numerose Associazioni Astrofile del Centro Italia. Circondati da una delle più belle aree boschive e faunistiche d’Italia ricca di bellezze naturali e storia, si é rinnovato l’appuntamento annuale che ha avuto origini sin dal 1999 con un consistente programma naturale-scientifico promosso da tutte le associazioni. Il pubblico di grandi e piccini, appassionati astrofili e semplici curiosi ha potuto partecipare non solo alle serate notturne osservative e fotografiche nell’area riservata del parcheggio Fangacci ma anche effettuare escursioni e passeggiate a tema astronomico. L’offerta al pubblico é stata completata da una interessante mostra fotografica e da attesissime conferenze scientifiche.

Anche quest’anno il Nuovo Gruppo Astrofili Arezzo ha partecipato con grande interesse ed impegno per l’ottima riuscita della manifestazione con un gruppo ben nutrito di soci appassionati che, con la preziosa guida del Presidente Lorenzo Sestini, si é schierata in prima linea tra le varie attività dimostrando ancora una volta la compattezza di un gruppo giovane, professionale e motivato.

Un ringraziamento doveroso per il profuso impegno a tutte le Associazioni, i Comuni ospitanti e i collaboratori della manifestazioni ed un “arrivederci” alla prossima edizione. Stay Tuned!

Roberta Gori

 

Video e foto contributo dei soci NGAA:

Video:

Star Party 2017 Campigna – StarParty Trail Slow by Marco Mazzoni

Foto:

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Molto più che rocce: gli asteroidi Šteins e Lutetia

Abbiamo una grande stella, il nostro Sole e numerosi pianeti dislocati in altrettante “fasce” orbitali e dalle disparate caratteristiche. Non meno importanti ed affascinanti sono gli asteroidi: questi piccoli corpi celesti detti anche pianetini o planetoidi sono dei veri e propri residui della formazione del Sistema Solare, delle dimensioni che variano tra meno di un chilometro di diametro fino a dei veri e propri giganti di quasi 1000 km. In genere hanno forme piuttosto bizzarre ma non sferiche ed un’orbita spesso molto eccentrica e fortunatamente non così prossimi da intersecare l’orbita terrestre o comunque da impensierirci per i prossimi anni 😉
Un asteroide residuo di una vecchia cometa, a causa dei frequenti passaggi intorno al Sole, perde la propria composizione in ghiaccio e risulta simile ad una vera e propria roccia vagante.
La recentemente conclusasi Missione Rosetta ha avuto, tra gli altri numerosi compiti, quelli di sorvolare da distanza ravvicinata due asteroidi che si trovavano lungo il suo tragitto verso la destinazione finale, la cometa 67P/Churyumov-Gerasimenko.
Il 5 settembre 2008, la sonda Rosetta transita ad 800 km dalla superficie dell’asteroide 2867 Šteins, asteroide della Fascia Principale orbitante tra Marte e Giove. Appartenente alla classe spettrale E (si ritiene che asteroidi di questo tipo abbiano una superficie composta da enstatite acondrite), é un asteroide piuttosto piccolo delle dimensioni di (solo) 5,9 x 4 km ed una forma curiosa che ricorda quella di un diamante. La sua superficie, fotografata dal modulo OSIRIS di Rosetta, é caratterizzata da un cratere di 1,5 km di diametro, 7 crateri in catena e 23 crateri del diametro di almeno 200 metri. Il che fa supporre una storia funestata da numerosi impatti con altri corpi celesti. Un po’ come la nostra “martoriata” Luna. Asteroid_Steins_A_diamond_in_space (1)

Asteroid 2867 Šteins – Photo: ESA ©2008 MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/RSSD/INTA/UPM/DASP/IDA

Il 10 luglio 2010 il fly-by di Rosetta é a 3126 km di distanza dall’asteroide 21 Lutetia, il più grande (100 km di diametro) osservato da vicino fino al raggiungimento dell’asteroide 4 Vesta da parte della missione Dawn della NASA (Luglio 2011). E’ tuttavia l’unico asteroide appartenete alla classe spettrale M (composti cioè da metalli essenzialmente ferro e nichel) visitato da vicino da una sonda spaziale.
Sferoide dalla forma estremamente irregolare, ha una età stimata di 3,6 miliardi di anni; la superficie ha una composizione uniforme ricoperta da polvere molto fine e che non appare essere stata modellata dall’acqua.

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Asteroid 21 Lutetia – Photo:  ESA 2010 MPS for OSIRIS Team MPS/UPD/LAM/IAA/RSSD/INTA/UPM/DASP/IDA

Lungi dall’essere solo semplici rocce, questi piccoli (ed in qualche caso) grandi giganti sono i testimoni dello sviluppo del nostro Sistema Solare proprio perché provengono da zone remote e non dovrebbero aver subito una evoluzione successiva alla loro formazione. Sicuramente dei corpi celesti da non sottovalutare.

Roberta Gori

Conferenza: tecnologia dell’energia

Una nuova conferenza del Nuovo Gruppo Astrofili, a cura del nostro socio Prof. Pierluigi Benci che ci illustrerà le applicazioni dell’energia con tutti i suoi aspetti: sia positivi/costruttivi sia negativi/distruttivi. Un argomento più che mai attuale, che coinvolge quotidianamente tutti noi.

Ingresso libero e gratuito per tutti, vi aspettiamo domenica 7 Maggio 2017 alle ore 17:30 presso la Casina del Prato in Via dei Palagi 1 – Arezzo

Volantino 7 maggio 2017 nucleare

Giove: un asilo di satelliti!

Per satellite naturale, (detta anche “luna” con l’iniziale in minuscolo) viene definito un qualunque corpo celeste che orbita attorno a un corpo diverso da una stella, come ad esempio un pianeta, un pianeta nano o un asteroide. Venere e Mercurio sono privi di satelliti; la nostra Terra ne ha solo una (la Luna, appunto); gli altri pianeti ne hanno un numero variabile. Non solo Giove é il più grande pianeta del Sistema Solare, ma tra le tante caratteristiche che lo rendono davvero grandioso é il suo nutrito esercito di satelliti naturali: 67 per la precisione alla data odierna ed in aggiornamento dato che ne vengono scoperti di continuo.
L’osservazione dei satelliti di Giove cominciò nel 1609 ad opera del nostro Galileo Galilei che individuò i 4 satelliti più grandi (Io, Europa, Ganimede e Callisto), inizialmente confusi per banalissime stelle. Seguirono via via le scoperte di altri astronomi e molto più tardi delle sonde Voyager che portarono a 16 il numero dei satelliti individuati fino al 1999. Ai quali si aggiunsero, ben presto, altre 32 lune. I rimanenti 19 satelliti al momento sono stati scoperti ma non confermati E chissà, forse ce ne saranno altri. Questi satelliti più esterni, considerati più che altro degli asteroidi (ai quali assomigliano per dimensioni e composizione), vengono imbrigliati e catturati dall’enorme gravità esercitata dal gigante gassoso
Tutti i satelliti di Giove hanno un nome derivante da personaggi della mitologia greca legati in qualche maniera al grande Zeus (Giove) la maggior parte dei quali nomi di amanti e figli dello stesso. Chi lo avrebbe mai detto..! 😉
I satelliti di Giove possono essere classificati in regolari ed irregolari.
Al gruppo dei regolari appartengono i satelliti più grandi (diametro medio tra i 3000 e i 5000 km) e omogenei dal punto di vista orbitale: il cosiddetto gruppo principale (Satelliti galieliani o medicei) con le più grandi già nominate; e il gruppo dei satelliti interni (o Gruppo di Amaltea) composto da Metis, Adrastea, Amaltea, e Tebe.
Il gruppo dei satelliti irregolari é molto più numeroso e costituito da satelliti di diametro inferiore (al massimo, 170 km e poi via via a scendere fino a dei veri e propri “frammenti” di 0,5 km di diametro) e con orbite più distanti ed eccentriche.:
– gruppo di Parsifae: Euridome, Sinope, Parsifae, Megaclite, Aede, Core, Cillene, Calliroe, Autonoe, Egemone, Sponde, S/2003 J23, S/2003 J4, S/2010 J1, S/2011 J2
– gruppo di Imalia: Dia, Imalia, Elara, Lisistea, Leda
– gruppo di Carme: Callicore, S/2003 J10, Erse, Carme, Arche, Eucelade, Taigete, Caldene, Erinome, Isonoe, Etna, Cale, Pasitea, S/2003 J19, S/2003 J5, S/2003 J9, Calice
– gruppo di Ananke: Elice, Ermippe, Euporia, Ortosia, S/2003 J15, Ananke, Mneme, Telsinoe, Arpalice, Giocasta, Tione, Prassidice, Euante, S/2003 J16, S/2003 J18, S/2003 J3, S/2010 J2
Non classificati: S/2003 J12, S/2003 J2, S/2011 J1, Carpo, Temisto
[Doveroso e divertente nominarli tutti ^_^; e adesso.. tutti a memoria!]
Insomma, un vero é proprio sistema planetario all’interno di un sistema planetario! Un caos interstellare, se si esaminano le orbite.
I satelliti più grandi sono visibili dalla Terra anche con piccoli telescopi e Ganimede (che tra l’altro é il più grande di tutto il Sistema Solare) sarebbe persino visibile ad occhio nudo se non si trovasse così vicino a Giove che ce lo “nasconde” con il suo brillare.
Per l’osservazione, seguite i consigli del nostro socio Tommaso Rubechi sulla rubrica “Il cielo del mese” a questo link: in questo periodo Giove é particolarmente splendente 🙂

Roberta Gori

Bellissimo scatto di Lorenzo Sestini: Giove e i satelliti galileiani

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L’occhio di Giove

.. e se a Saturno piace stupirci con effetti speciali (a questo link ), il grande Giove poteva essere da meno? Ovviamente, no!
Quinto pianeta del nostro sistema solare (in ordine di distanza dal Sole) nonché il più grande di tutto il sistema planetario: con una massa pari a a 2,468 volte la somma di quelle di tutti gli altri pianeti messi insieme, il nostro Giove é tra nel gruppo dei giganti gassosi in buona compagnia di Saturno, Urano e Nettuno.
Composto essenzialmente da idrogeno ed elio (come una enorme stella, in pratica) ha inoltre una invitante ed accogliente atmosfera ricca di stratificazioni di ammoniaca, idrosolfuro di ammonio ed acqua. Certamente non ospitale ma .. decisamente coreografica.
Visivamente, infatti, Giove presenta una superficie piuttosto variegata in zone (chiare) e bande (scure) la cui tonalità é dovuta alla densità dei sistemi nuvolosi. Tali bandeggi non risultano però ben delimitati bensì vorticosi e tempestosi e le numerose strutture rotondeggianti (vortici) possono presentare un senso orario (nell’emisfero sud) che antiorario (emisfero nord) con la creazione di vere e proprie tempeste con correnti a getto di velocità anche superiori a 400km/h.
La maggior parte dei cicloni ha un diametro che va da 1000 ai 6000 km e perdurano per un tempo variabile tra la decina ed il centinaio di anni.
L’Oscar dei vortici spetta alla GRS, la Great Red Spot ossia la Grande Macchia Rossa. Scoperta dal connazionale Cassini a metà del 1600 (denominata la “macchia permanente”), resiste ben visibile ai giorni nostri; forse solo un pochino ridotta a dimensioni ma dopo 400 anni dobbiamo pur concederglielo.
Dalla forma ovale, di colore di varie tonalità di rosso/marrone (dipendenti dalla presenza di fosforo o di zolfo), direzione anticiclonica, situato a 22° a sud dell’equatore e grande lo é davvero: 24–40.000 km da ovest ad est e 12–14.000 km da sud a nord, quanto basta per contenere 2 volte la Terra. Completa un giro in 6 giorni terrestri e la temperatura centrale, nelle zone di colore rosso, risulta leggermente più calda di quelle periferiche permettendo al nucleo della perturbazione di cambiare il senso di rotazione diventando debolmente oraria. La longevità della GRS sembra risiedere nella presenza non solo di venti orizzontali ma a quella contemporanea di flussi verticali che trasportano i gas caldi da sopra ed i gas freddi da sotto al vortice, portandoli al centro, dove viene così recuperata parte dell’energia persa. Inoltre un flusso radiale risucchia i venti dai getti ad alta velocità portandoli al centro del vortice, fornendo così l’energia che gli permette di durare più a lungo. Non per ultimo, il fenomeno “autoalimentante”: l’assorbimento di tanti piccoli vortici contribuisce ad alimentare l’energia centrale fornendo ulteriore sopravvivenza alla macchia.
Non é finita qui: benché si collochi a 5 volte più distante dal Sole (rispetto alla Terra), l’atmosfera superiore di Giove ha temperature insolitamente elevate. Quale sarà la causa di questa fonte non-solare di riscaldamento? Sembra proprio che sia la GRS: mappature della distribuzione del calore sull’intero pianeta hanno rivelato che il picco di calore si trova proprio in corrispondenza della GRS. Se questa ipotesi venisse confermata sarebbe un altro importante tassello per lo studio e la conoscenza del Sistema Solare.

Roberta Gori

GRS from Voyager 1 By NASA http://photojournal.jpl.nasa.gov/catalog/PIA00014) [Public domain], via Wikimedia Commons

GRS from Voyager 1
By NASA http://photojournal.jpl.nasa.gov/catalog/PIA00014) [Public domain], via Wikimedia Commons

by Lorenzo Sestini, Giove con mak180 28.02.2015 barlow 2x televue qhy5l

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L’evoluzione stellare: nascita, crescita e morte di una stella.

In questo articolo cercherò di sintetizzare al massimo, ed in maniera fruibile e schematica, un processo che si verifica nel corso di miliardi di anni. Un percorso estremamente lento, per certi aspetti persino solo teorico e forse per questo affascinante: l’evoluzione stellare.
Partiamo dall’inzio..
Il processo di formazione delle stelle avviene all’interno di grandi nubi di gas formate in gran parte da idrogeno e da polvere interstellare. Tutto ha inizio quando una porzione di gas raggiunge una densità sufficiente a provocare un collasso gravitazionale del gas. La compressione provoca il riscaldamento del gas, che verso il centro, raggiunge una temperatura di alcuni milioni di gradi innescando le prime reazioni di fusione nucleare dell’idrogeno.
Gran parte della vita di una stella è contraddistinta da una fase di stabilità, nella quale l’idrogeno fonde in elio grazie a temperatura e pressione elevate. Questa fase, detta “sequenza principale” è dipendente da molti fattori quali la massa iniziale della stella e la velocità alla quale brucia il combustibile: vale a dire da quanto è la massa iniziale della stella e dalla sua luminosità. E’ perciò un periodo molto variabile, una sequenza principale “breve” può durare qualche decina o centinaio di milioni di anni.
Con l’esaurimento dell’idrogeno degli strati più interni, le reazioni di fusione nucleare hanno termine. Gli strati esterni della stella non sono più sostenuti e questa comincia a contrarsi aumentando la temperatura del nucleo; contemporaneamente lo stato esterno si espande e si raffredda. Si ha una gigante rossa, composta da un nucleo di elio inerte ed un guscio esterno in cui prosegue la fusione dell’idrogeno.
Quando il nucleo raggiunge temperature maggiori di 100 milioni di gradi, s’innesca la fusione dell’elio in carbonio, con liberazione di energia. A questo punto il destino della stella dipende, ancora una volta, dalla sua massa:
– se <8 masse solari, la stella può perdere gli strati esterni al nucleo che formano una nube in espansione (nebulosa planetaria) e il nucleo resta nudo e si raffredda velocemente: diventa una nana bianca, destinata a a trasformarsi in un corpo oscuro di materia inerte.
– se >8 masse solari, nella stella l’ossigeno ed il carbonio rimasti nel nucleo bruciano producendo Neon, Magnesio, Zolfo e Silicio. Zolfo e Silicio, bruciando a loro volta producono Ferro. A questo punto il collasso é inevitabile, improvviso ed incontenibile e produrrà una quantità tale di energia tanto da provocare delle spettacolari esplosioni stellari. È questo lo stadio di nova.
Si forma una nube di gas in rapida espansione, mentre il nucleo collassa rapidamente fino a formare una stella di neutroni, estremamente densa e compatta, se la massa del residuo è compresa tra 1,4 e 3,8 masse solari; se la massa residua è superiore, si forma un corpo piccolo, circondato da un campo gravitazionale immenso, un buco nero.

In questo scatto di Lorenzo Sestini, la Nebulosa Elica, una delle nebulose planetarie più prossime alla Terra. Distante “solo” 650 anni luce é un classico esempio di nebulosa planetaria formatasi alla fine delle vita di una stella di tipo solare.

Nebulosa Elica NGC 7293

Roberta Gori

Il Cacciatore del cielo invernale: Orione

Non potevamo trascurare le gesta del grande Cacciatore che nelle notti invernali si staglia maestoso nei nostri cieli. La più bella costellazione del cielo, ben osservabile nelle latitudini italiane in direzione sud, tra lo zenith e l’orizzonte proprio a partire da questo periodo dell’anno, narra le avventure del solito pezzo di marcantonio, bellissimo e (passatemi il termine) gigantissimo, per giunta pure semidio e con gli occhi celesti: Orione, appunto. Professione: abile cacciatore. In tutti i sensi. Di animali e di fanciulle le quali, ovviamente, erano tutte perdutamente innamorate del megafusto dalle belle sembianze. E da qui il mito si spreca, nel senso che esistono numerose versioni tutte bellissime sul destino del nostro protagonista. La maggior parte di esse coinvolgono Orione con Artemide, entrambi senza rivali nell’arte della caccia, con esiti positivi ma anche nefasti, in una sorta di binomio amore/rivalità che ha scatenato poi le numerose leggende. Vediamone alcune.
Orione e le Pleiadi: Orione si invaghisce perdutamente delle figlie di Atlante e Pleione (le sette sorelle, le Pleiadi): leggenda vuole che le inseguisse in lungo ed in largo per tutta la Terra mentre loro fuggivano nei campi della Beozia. Gli Dei, mossi a compassione, trasformarono le ragazze in colombe e immortalarono in seguito la loro figura nelle stelle. Stessa sorte toccò ad Orione. E questa storia ha una controparte reale in ciò che avviene realmente, con il gruppo che precede di poco il sorgere, la culminazione e il tramonto della costellazione di Orione per cui il nostro eroe le insegue senza mai raggiungerle.
Orione ed Artemide: Si innamorò di lui anche la bella Artemide, Dea della Caccia, dopo qualche esitazione a causa del suo status di eterna vergine e solitaria. Orione, sposo (a suo dire!) fedele, rifiutò le proposte amorose della Dea che si rassegnò all’idea di avere solo un compagno di battute di caccia. Quando però scoprì che si era perdutamente invaghito delle già citate sorelle Pleiadi, e che nulla faceva per nasconderlo, anzi!, le perseguitava in maniera piuttosto insistente .. e beh, la Dea si infuriò a tal punto che decise di uccidere il suo amato. E riuscì nell’ intento inviando lo Scorpione nella capanna dove Orione ed i sui fedeli cani Sirio e Procione stavano riposando dopo una estenuante giornata di caccia. Lo Scorpione provocò la morte dei tre con il veleno del suo pungiglione non appena presero sonno. Zeus scoprì il misfatto, uccise lo Scorpione e dispiaciuto collocò padrone e cani tra le stelle sotto forma di tre costellazioni vicine (Orione, Cane Maggiore e Cane Minore). Anche Scorpione fu poi portato in cielo ma in zona opposta ad Orione affinché il pungiglione dell’animale non potesse più insidiare il grande cacciatore. Infatti, quando le stelle dello Scorpione sorgono a est, Orione, sconfitto, tramonta ad ovest.
Orione ed Artemide (versione 2): bello e spaccone, Orione osò offendere la solita solitaria e selvatica Artemide, affermando di esserle di molto superiore nell’arte della caccia e di essere in grado di uccidere con facilità ogni genere di animale della terra. La dea, indignata, generò uno scorpione che lo punse a morte.
Orione/Artemide/Apollo (verisone 3): no, non si tratta di un triangolo. In questa versione Apollo, fratello di Artemide, ci mette lo zampino. Geloso del fatto che la Dea amasse (finalmente ricambiata, in questa versione!) il Cacciatore, tese alla sorella un tranello. Sfidò in abilità la sorella a colpire con arco e frecce un puntino lontano lontano che galleggiava tra le onde. Che altri non era, ahimé, il povero Orione che si stava facendo un bagno. Artemide, abile arciere, lo trafisse in pieno. Affranta dalla morte dell’amato proprio per mano sua, ottenne da Zeus di porlo tra le costellazioni.
Orione ed Artemide (versione 4): In un’altra versione narrata da Arato (poeta greco del primo Ellenismo) , Orione avrebbe tentato di rapire Artemide, e fu lei a causare le spaccature della terra dal quale sarebbe poi uscito lo Scorpione letale. Ovidio, invece ci dice che Orione venne ucciso nel tentativo di salvare Latonia (figlia dei Titani) dallo Scorpione.
Scegliete pure la storia che preferite ma sono sicura che adesso sarà più semplice riconoscere in cielo la costellazione di Orione sottoforma di gigante cacciatore intento ad affrontare la carica del Toro, armato di clava nella mano destra e di scudo o pelle di leone (secondo alcuni) nella mano sinistra; con i cani Sirio e Procione mentre insegue le Pleiadi. E lo Scorpione, dal lato opposto, che sarà visibile solo quando Orione sarà tramontato.

Roberta Gori

Un splendida immagine della costellazione di Orione, fotografata da Lorenzo Sestini
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Posizione nel cielo della costellazione di Orione e costellazioni adiacenti