Gruppo Astrofili Arezzo | Arezzo come il deserto, storia di una serata osservativa perfetta
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Arezzo come il deserto, storia di una serata osservativa perfetta

Un cielo incredibile: le colline di Arezzo il luogo perfetto per la contemplazione delle stelle, perfetto come il cielo del deserto di Atacama?

Un evento eccezionale si é verificato durante la notte dei primi giorni del nuovo anno proprio qui, alle porte di Arezzo.

Abbiamo intervistato Lorenzo Sestini, presidente del Gruppo Astrofili Arezzo nonché di Arezzometeo (due associazioni scientifiche attive e conosciute non solo in città ma anche a livello nazionale) e testimone dell’evento.

Stiamo prendendo in considerazione la notte tra il 1 e il 2 gennaio 2022. Quali erano le condizioni climatiche ad Arezzo al suolo ed in quota? [Roberta Gori]

Le condizioni sono state molto particolari, per descrivere tutto servirebbe una pagina intera, ma mi limiterò a descrivere alcuni concetti base. Abbiamo avuto per tutto il giorno un tipo di nebbia cosiddetta “di irraggiamento” e la famosa inversione termica che ha causato tutta la condensazione che abbiamo visto.

Grazie ai venti in basso (“circolazione al suolo”), é rimasta alta per tutta la giornata. Diversamente da altre volte, si é collocata dai 500 mt ai 900 mt di altitudine. Ho capito subito che questo  strato alto avrebbe causato una sorta di “tappo”  durante la notte, stazionandola diciamo così “a mezz’aria”

Condizioni meteo considerate “normali” per la stagione? [Roberta Gori]

Le condizioni climatiche sono state incredibilmente diverse. Mi spiego meglio: abbiamo avuto dei record di caldo in quota, a Camaldoli per esempio (chi si colloca ad un altitudine superiore a quella degli strarti di nebbia) si sono registrate temperature che non accadevano da 100 anni.

Nella meteo le condizioni non si ripresentano mai uguali da un evento all’altro. Ogni giorno il tempo è una variabile: possiamo avere condizioni simili ma mai perfettamente uguali. Anche le temperature alte in quota hanno favorito quel cielo limpido e terso che ho trovato. La ventilazione sotto lo strato di nebbia che l’ha sollevata, tutta l’umidità intrappolata ai bassi strati, la ventilazione in quota sostenuta sopra i 2000 mt, la nebbia che per le nostre zone era perfettamente collocata alla giusta altezza, l’assenza della luminosità imposta dalla luna (che in quel giorno era in novilunio) hanno creato l’insieme delle condizione che hanno reso il quadro semplicemente perfetto . Insomma, come si dice “la tempesta perfetta”.

Immagino che la passione per la meteo/fotografia ed astronomia ti abbia portato a godere dell’insieme di queste condizioni per poter scattare foto beneficiando anche del panorama del tutto insolito. Dove ti sei recato per poter cogliere il meglio di tutti questi eventi? [Maurizio Bazzardi]

Sono salito a Poti, la collina tanto cara agli aretini.

Beh, perché proprio Poti? Perché é vicino alla città, perché se succede qualche cosa con questa bruttissima nebbia (parlo per la viabilità) posso sempre tornare a piedi (mi é già successo di farlo!). Poti assieme al Lago Trasimeno é la mia seconda casa. Non sarebbe servito a niente andare più lontano perché la nebbia aveva avvolto tutto; inoltre dovevo salire oltre i 900 mt, pertanto sono sono bastati quella decina di metri per uscire fuori. Lignano per esempio era completamente sotto la nebbia.

Raggiungere il punto di osservazione con tali premesse non deve essere stato facile.. [Valeria Mori]

Eravamo insieme, in quel pomeriggio. Hai potuto “toccare con mano” quanto fosse difficile raggiungere la postazione di osservazione con quelle condizioni. Prova a immaginarti di notte. Ero avanti ai miei amici con l’auto, loro mi seguivano a passo d’uomo, in alcune circostanze ho dovuto togliere la testa dal finestrino perché non vedevo sul serio niente. Dico la verità: mi sono avventurato  solo perché conosco Poti molto bene, altrimenti non sarei andato.

Abbiamo voluto fare una prova fermandoci nella parte più densa della nebbia: abbiamo spento le auto. Avete presente il buio di una stanza senza finestre? Era davvero una condizione limite.

Particolare dello strato nebbioso (scatto dall’auto) – Credit: Lorenzo Sestini

Lassù deve esserci stata una vista davvero unica, da mozzafiato! [Maurizio Bazzardi]

Quel giorno sono salito a Poti ben 3 volte. Nella mattina e nel pomeriggio l’estrema limpidezza del cielo che si stagliava sopra lo strato nebbioso mi ha permesso di scattare fotografie di una nitidezza e risoluzione senza pari. Sembra impossibile ma con quelle condizioni, con telescopio e reflex, si sono visti nitidamente i Monti Sibillini e anche il Gran Sasso.

Massiccio montuoso del Gran Sasso, Appennino abruzzese  (a sinistra) – Credit. Lorenzo Sestini

Massiccio dei Monti Sibillini (Appennino Umbro-Marchigiano) con il Monte Vettore (2476 mt s.l.m.) – Credit: Lorenzo Sestini

Uno scatto tra nebbia e tramonto – Credit: Luca Martinelli

Tramonto da Poti – Credit: Lorenzo Sestini

Credit: Francesco Minotti

Credit: Luca Martinelli

Credit: Luca Martinelli

Le tue conoscenze in fatto di meteo ed astronomia devono avere stuzzicato l’idea che le condizioni ideali si sarebbero protratte anche per la serata a venire [Maurizio Bazzardi]

Proprio così. E quindi sono tornato per una terza volta, con il calare della notte. L’occasione era davvero ghiotta.

Una volta superato l’ostacolo nebbia, cosa hai provato quando hai visto comparire il cielo stellato con la nebbia che “sigillava” l’inquinamento luminoso verso il basso? Proprio in quel momento, hai realizzato che sarebbe stata una serata in qualche modo storica? [Valeria Mori]

Ho detto ai miei amici “Ragazzi, godetevi il cielo ADESSO perché una condizione cosi non so se potremo averla di nuovo!”

L’augurio che si fanno tutti gli astrofili é “Cieli sereni!”: come si presentava il cielo quella notte e quali sono state le tue sensazioni? [Roberta Gori]

Appena siamo scesi dall’auto siamo rimasti a bocca aperta per lo spettacolo che il firmamento ci stava proponendo. Siamo abituati a guardare le stelle ma non ad osservare un cielo di questa portata così vicino alla città, ad una quota non troppo elevata e per di più in condizioni meteo avverse (apparentemente, a quanto pare!)

Ho subito provato una grande emozione, sentimento che ho condiviso con i soci, ma soprattutto amici, Luca Martinelli e Francesco Minotti che si trovavano con me in questa avventura dopodiché ho cominciato ad osservare attentamente il cielo, ad occhio nudo senza strumentazione. Ho ammirato a lungo la costellazione di Orione e quella della Lepre immediatamente sottostante e che si vedeva altrettanto nitidamente; quella del Cane Maggiore incredibilmente visibile, così come l’ Auriga, i Gemelli, il Toro, Cassiopea e persino le stelle della Costellazione della Colomba dell’Emisfero Australe. A coronamento di tutto, uno stupendo stralcio della Via Lattea.

Scatto singolo di 30 secondi. Guardate che meraviglia, si vede la via Lattea senza inquinamento luminoso. Credit: Lorenzo Sestini

Stesso scatto ma la sera prima con la stessa modalità di sopra. Notare l’enorme differenza di inquinamento luminoso.

Incredibile pensare in inverno fare una foto a 360 in questo modo con la via lattea cosi visibile. Credit: Luca Martinelli

Per quale motivo si vedeva la Via Lattea? [Francesco Minotti]

In realtà la domanda di Mino é a trabocchetto. Lui sa benissimo che la Via Lattea é sempre visibile, sia di inverno che d’estate. Durante il periodo estivo osserviamo la parte più centrale del “centro galattico” mentre d’inverno si osserva la parte esterna. Trovandoci più o meno a metà strada il braccio della Via Lattea é sempre visibile ma molto più debole in inverno. In questa stagione occorre effettuare l’osservazione in cieli molto bui per poter vedere la parte luminosa, ecco che in queste circostanze, si vede benissimo in foto, é stato magnifico. Ricordiamo che tutto quello che abbiamo visto potrebbe tranquillamente essere visibile dal vostro balcone di casa se non esistessero fonti luminose notturne…

A proposito delle fonti luminose: hai riscontrato notevoli differenze in termini di inquinamento luminoso con le nuove istallazioni led in città? [Fabio Chiodini]

Beh che dirti, di luci non se ne vedeva nessuna! Di certo anni addietro il riverbero delle luci visibili all’ interno della nebbia era maggiore. In questo caso era del tutto assente. Le nuove istallazioni che il Comune di Arezzo sta portano avanti sono perfette. Luce dove serve e meno spreco. Insistiamo però nel dire che ogni fonte di luce indirizzata verso l’alto è dannosissima, non solo per il cielo ma anche per flora e fauna. La speranza é che anche il singolo cittadino comprenda l’importanza del problema e smetta di indirizzare la luce verso dove non serve. I fari roteanti che talvolta si vedono (ancora, purtroppo..), il cui utilizzo é persino vietato dalla Regione Toscana con tanto di Legge Regionale, non manchiamo di segnalarli.

M36 era visibile a occhio nudo? La magnitudine massima sappiamo pari a 6 e, dato che M36 è di 6.2, si riusciva a intravedere? [Rossano Del Vigna]

Beh sai, è la prima cosa che ho voluto osservare! Sono sincero, forse ancora la buona vista che mi ritrovo, forse l’occhio allenato a guardare con la vista distolta o forse la mia immaginazione ma posso assicurarti che sono rimasto 5 minuti a cercare di intravedere l’ammasso. Dato che non è una luminosità puntiforme ma estesa ho fatto veramente fatica ma sono quasi sicuro di averlo scorto. Mi sono emozionato perché ho capito che il cielo era veramente perfetto.

E gli altri oggetti del cielo? Erano altrettano visibili?  [Rossano del Vigna]

Una delle cose che ho voluto fare é quella di verificare la magnitudine visibile a occhio nudo. Le stelle dell’Orsa Minore si vedevano tutte benissimo. Sono riuscito a distinguere la stella HD120084! Gli ammassi aperti dentro Auriga ben visibili, tutti e tre. M36, M37, M38..
la Galassia di Andromeda facilmente individuabile, M46 ed M47 ben visibili, M44 uno spettacolo!
Lo strumento per misurare SQM in tutte o quasi le direzioni , misurava oltre 21.50!!! Solo puntandolo in direzione di Sirio il valore era di 21.44 perché la stella illumina comunque lo strumento! Davvero incredibile..

M42 o Nebulosa di Orione situata nella “spada” della Costellazione di Orione – Credit: Francesco Minotti

Avresti mai pensato di poter vedere un cielo così proprio da “casa tua” ? E’ un evento che ha la probabilità di doversi verificare di nuovo, ed eventualmente  tra quanto tempo? [Alessandra Incognito]

Difficilmente potrà capitare di nuovo, nel breve periodo, condizioni di questo tipo.

Rivediamo ancora le circostanze:

– vento nei bassi strati che ha sollevato la nebbia oltre i 400 mt;
– le luci delle città non hanno causato riflessi nello strato di nebbia;

– l’assenza della Luna ci ha garantito l’oscurità del cielo;

– vento in quota sopra i 2000mt che ha reso limpida l’alta atmosfera;
– umidita assente dai 900mt in su;

– caldo anomalo con record di oltre 100 anni;

E per ultimo, anche se sembra banale, avere una montagna così alta a pochi passi dalla città, avere del tempo libero a disposizione ..

Insomma, una esperienza davvero meravigliosa quanto rara. Grazie per aver risposto alle nostre domande e per averci reso partecipi non solo di bellissime immagini ma anche delle emozioni che hai provato e della passione che hai per queste due bellissime scienze: la Meteo e l’Astronomia.

E’ stato un piacere, grazie a voi ragazzi!

Questa intervista é stata realizzata con il contributo di Maurizio Bazzardi, Fabio Chiodini, Rossano Del Vigna, Roberta Gori, Alessandra Incognito, Francesco Minotti, Valeria Mori.

Ringraziamo  Luca Martinelli e Francesco Minotti e Lorenzo Sestini per la concessione delle immagini in questa intervista.

Ringraziamo anche l’intero team di ArezzoMeteo, grande punto di riferimento per il meteo nella nostra città, per le puntuali previsioni.

Non ultimo, i ringraziamenti vanno anche all’Associazione, fondata da Lorenzo Sestini, Rossano del Vigna e Francesca Benigni nel lontano 2006: grazie perché l’Associazione, ha anche  fatto si che si venissero a creare legami molto forti creando un gruppo di amici compatto e consistente con la passione per l’Astronomia e le Scienze come denominatore comune, permettendo  la scoperta del cielo “in condivisione” rendendo le osservazioni più proficue e più in sicurezza. E, vi garantiamo, non é affatto scontato. GRAZIE !

Roberta Gori

Mika
miketta@gmail.com
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