Gruppo Astrofili Arezzo | Buon anniversario, Pioneer 10 !
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Buon anniversario, Pioneer 10 !

Siamo tra gli anni ’50 e ’60, é in atto la competizione tra le due superpotenze USA e URSS per la conquista dello spazio.

Alla fine degli anni ‘50 gli Stati Uniti diedero vita al Programma Pioneer, una serie di missioni spaziali senza equipaggio destinate all’esplorazione dei pianeti del Sistema Solare.

Dopo un avvio piuttosto deludente con il primo gruppo di sonde di prima generazione (Able), a causa dei numerosi fallimenti il programma venne temporaneamente sospeso per poi riprendere a partire dal 1965 con le sonde di nuova generazione tra le quali le più famose furono la Pioneer 10 (F) e la sua gemella Pioneer 11 (G).

La missione della sonda Pioneer 10 ebbe inizio il 3 marzo del 1972 alle 01:49:00 UTC (2 marzo ora locale), lanciata attraverso l’utilizzo di un razzo vettore Atlas-Centaur dal sito 36A del Kennedy Space Centre in Florida.

Destinazione: Giove

Finalmente, dodici generazioni dopo che Galileo osservò per la prima volta il disco di Giove e quei puntini tremolanti rappresentati dai suoi satelliti nel suo rudimentale telescopio, l’uomo avrebbe inviato uno strumento per effettuare le osservazioni direttamente all’interno del sistema gioviano!

Di massa pari a 260 kg, la sonda era dotata di 11 strumenti per gli esperimenti scientifici (misura del campo magnetico interplanetario, rilevatore di raggi cosmici e solari, rilevato di idrogeno ed elio provenienti dallo spazio e da Giove, rilevatori di meteoridi, strumenti di acquisizioni immagine..), di quattro generatori termoelettrici a radioisotopi alimentati da Plutonio 238 (238Pu), una antenna parabolica di 2,74 metri di diametro realizzata in alluminio con struttura a sandwich a nido d’ape.

 

La sonda Pioneer 10 in allestimento

Image Credit: NASA

Sia nella Pioneer 10 che nella successiva Pioneer 11 era presente una placca commemorativa in alluminio anodizzato con oro, fissata sui fronti dei supporti delle antenne in una posizione tale dal preservarla da eventuali urti meteorici e dall’erosione della polvere interstellare.

Il progetto, fortemente voluto dagli astronomi Sagan e Drake  e realizzato da loro stessi, aveva l’intento di dare l’indicazione delle origine delle sonde in caso di intercettazione delle stesse con esseri di altri pianeti; le iscrizioni rappresentano le due figure del genere umano (uomo e donna), numerosi simboli che illustrano il sistema solare, il contorno della navicella, la posizione relativa del Sole rispetto al centro della galassia e di 14 pulsar con l’indicazione del loro periodo e l’interazione elettromagnetica tra elettrone e il nucleo dell’atomo di idrogeno

 

La placca-messaggio disegnata da Sagan e Drake

Photograph by NASA Ames Research Center (NASA-ARC)Ames Pioneer 10

 

Posizione della placca rispetto al corpo sonda

Image credit: NASA

 


L’astronomo Carl Sagan mostra la placca-messaggio installata nei  Pioneer 10-11

Image Credit: NASA

Una iniziativa del tutto simile sarà poi ripetuta nella missione delle Sonde Voyager nel 1977, con l’ambizioso progetto del Voyager Golden Record, un disco contenente suoni e filmati provenienti dal pianeta Terra, anch’esso ancorato alla sonde Voyager I e Voyager II.

 

La missione fu da record sotto molti punti di vista, già dalle prime fasi successive al lancio:

primo veicolo spaziale a utilizzare energia nucleare;

primo veicolo spaziale posizionato su una traiettoria per sfuggire al sistema solare nello spazio interstellare;

novanta minuti dopo il lancio la sonda raggiunse lo spazio interplanetario, oltrepassò la Luna in 11 ore, divenendo l’oggetto più veloce mai lanciato dall’uomo fino ad allora;

prima navicella spaziale a volare oltre Marte;

primo veicolo spaziale a volare attraverso la cintura principale degli asteroidi;

primo veicolo spaziale a sorvolare Giove: il 6 novembre 1973, la Pioneer 10 iniziò a fotografare il pianeta gassoso dalla distanza di 25 milioni di chilometri (massimo avvicinamento 132 mila chilometri), donandoci 500 straordinarie immagini

 

Una suggestiva serie di scatti consecutivi del pianeta Giove. Si riconosce la Grande Macchia Rossa e l’ombra del satellite Io.

Image credit: NASA

 

– Dopo l’allontanamento da Giove, la sonda ha oltrepassato l’orbita di Saturno nel 1976 e quella di Urano nel 1979; ha attraversato l’orbita di Nettuno (1983) per diventare il primo oggetto creato dall’uomo ad andare oltre i pianeti conosciuti.

Sebbene la missione fosse già conclusa con successo da diversi anni, la sonda continuava a raccogliere ed inviare dati nella sua crociera oltrepassando i pianeti del sistema solare e la missione fu dichiarata conclusa solo nel marzo 1997 quando essa si trovava a 67 UA dal Sole (1 UA = distanza Terra-Sole).

L’ultima ricezione telemetrica della sonda é datata 27 aprile 2002, alla distanza di 80 UA con l’emissione di un segnale molto debole; successivi tentativi di contatto hanno dato esito negativo.

La sonda si trova adesso alla deriva, a più di 121 UA dalla Terra, in direzione della Costellazione del Toro, verso la stella Aldebaran, che se tutto va bene raggiungerà tra 2 milioni di anni!

Pioneer, Pioniere di nome e di fatto!

Buon compleanno Pioneer 10 e.. buon viaggio!

Bonus: a cura della NASA/History a questo link é possibile leggere scaricare il libro “Pioneer Odissey” (1977), un volume scritto da Fimmel R., Swindell W. e Burgess E. della NASA Ames Research Center,  che descrive la missione su Giove e i suoi risultati. Imperdibile.

Foto di copertina: la patch della Missione Pioneer (NASAhttp://nssdc.gsfc.nasa.gov/nmc/spacecraftDisplay.do?id=1972-012A )

Roberta Gori

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