L’occhio di Giove

.. e se a Saturno piace stupirci con effetti speciali (a questo link ), il grande Giove poteva essere da meno? Ovviamente, no!
Quinto pianeta del nostro sistema solare (in ordine di distanza dal Sole) nonché il più grande di tutto il sistema planetario: con una massa pari a a 2,468 volte la somma di quelle di tutti gli altri pianeti messi insieme, il nostro Giove é tra nel gruppo dei giganti gassosi in buona compagnia di Saturno, Urano e Nettuno.
Composto essenzialmente da idrogeno ed elio (come una enorme stella, in pratica) ha inoltre una invitante ed accogliente atmosfera ricca di stratificazioni di ammoniaca, idrosolfuro di ammonio ed acqua. Certamente non ospitale ma .. decisamente coreografica.
Visivamente, infatti, Giove presenta una superficie piuttosto variegata in zone (chiare) e bande (scure) la cui tonalità é dovuta alla densità dei sistemi nuvolosi. Tali bandeggi non risultano però ben delimitati bensì vorticosi e tempestosi e le numerose strutture rotondeggianti (vortici) possono presentare un senso orario (nell’emisfero sud) che antiorario (emisfero nord) con la creazione di vere e proprie tempeste con correnti a getto di velocità anche superiori a 400km/h.
La maggior parte dei cicloni ha un diametro che va da 1000 ai 6000 km e perdurano per un tempo variabile tra la decina ed il centinaio di anni.
L’Oscar dei vortici spetta alla GRS, la Great Red Spot ossia la Grande Macchia Rossa. Scoperta dal connazionale Cassini a metà del 1600 (denominata la “macchia permanente”), resiste ben visibile ai giorni nostri; forse solo un pochino ridotta a dimensioni ma dopo 400 anni dobbiamo pur concederglielo.
Dalla forma ovale, di colore di varie tonalità di rosso/marrone (dipendenti dalla presenza di fosforo o di zolfo), direzione anticiclonica, situato a 22° a sud dell’equatore e grande lo é davvero: 24–40.000 km da ovest ad est e 12–14.000 km da sud a nord, quanto basta per contenere 2 volte la Terra. Completa un giro in 6 giorni terrestri e la temperatura centrale, nelle zone di colore rosso, risulta leggermente più calda di quelle periferiche permettendo al nucleo della perturbazione di cambiare il senso di rotazione diventando debolmente oraria. La longevità della GRS sembra risiedere nella presenza non solo di venti orizzontali ma a quella contemporanea di flussi verticali che trasportano i gas caldi da sopra ed i gas freddi da sotto al vortice, portandoli al centro, dove viene così recuperata parte dell’energia persa. Inoltre un flusso radiale risucchia i venti dai getti ad alta velocità portandoli al centro del vortice, fornendo così l’energia che gli permette di durare più a lungo. Non per ultimo, il fenomeno “autoalimentante”: l’assorbimento di tanti piccoli vortici contribuisce ad alimentare l’energia centrale fornendo ulteriore sopravvivenza alla macchia.
Non é finita qui: benché si collochi a 5 volte più distante dal Sole (rispetto alla Terra), l’atmosfera superiore di Giove ha temperature insolitamente elevate. Quale sarà la causa di questa fonte non-solare di riscaldamento? Sembra proprio che sia la GRS: mappature della distribuzione del calore sull’intero pianeta hanno rivelato che il picco di calore si trova proprio in corrispondenza della GRS. Se questa ipotesi venisse confermata sarebbe un altro importante tassello per lo studio e la conoscenza del Sistema Solare.

Roberta Gori

GRS from Voyager 1 By NASA http://photojournal.jpl.nasa.gov/catalog/PIA00014) [Public domain], via Wikimedia Commons

GRS from Voyager 1
By NASA http://photojournal.jpl.nasa.gov/catalog/PIA00014) [Public domain], via Wikimedia Commons

by Lorenzo Sestini, Giove con mak180 28.02.2015 barlow 2x televue qhy5l

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Gli eventi astronomici da non perdere

La Grande eclissi americana totale di sole di questa estate si avvicina, e mentre oltreoceano si stanno già preparando a questo incredibile evento, noi ci siamo fatti prendere un po’ dall’invidia e dalla nostalgia, tornando con la mente ai grandi eventi astronomici passati e gettando un occhio al futuro. La nostra penisola non sarà teatro di eventi simili per molti, forse troppi anni, ma qualcosa di bello ci aspetta anche nell’immediato futuro. Vediamo insieme quando e quali sono gli eventi assolutamente da ricordare.

Dopo un’estate di comete e belle congiunzioni, un primo evento da non perdere arriva in pieno autunno. Il 13 Novembre, alle ore 7:03 della mattina, i due pianeti Venere e Giove saranno in stretta congiunzione , esattamente a soli 17’ di distanza, il che li renderà osservabili e ben fotografabili assieme anche ad alti ingrandimenti. Si tratta di una delle congiunzioni più strette di sempre e, anche se l’orario non è dei migliori, sono sicuro che sarete in molti ad alzare lo sguardo verso Ovest. Appena un mese dopo, il 14 Dicembre, si avrà l’annuale picco dello sciame meteoritico delle Geminidi, il più ricco sciame dell’anno che vi segnalo perché in questo 2017 tale evento si ha lontano dal plenilunio, quindi al massimo della sua visibilità.

Si inizia a fare sul serio il 27 Luglio 2018 con una bellissima eclissi lunare, sarà visibile comodamente dal sorgere della luna con inizio fase di penombra alle 19:13 e totalità alle ore 22:21, la magnitudo di 1.6 è tra le più alte degli ultimi 20 anni. Assolutamente imperdibile.

L’11 Novembre 2019 il piccolo pianeta Mercurio transiterà sul disco solare come già accaduto il 9 Maggio dell’anno passato, e visibile di nuovo nel 2032.

Per gli amanti delle eclissi di sole ci sarà da attendere fino al 2026 prima di vedere qualcosa di spettacolare, quando il 12 Agosto una eclissi totale oscurerà il cielo dell’Islanda e, poco prima del tramonto, anche della Spagna e Portogallo del nord. In Italia non sarà totale ma l’oscuramento supererà il 90% rendendo questo evento davvero spettacolare. Esattamente un anno dopo, il 2 Agosto 2027, un’altra eclissi solare totale lambirà la nostra penisola, con totalità in Egitto e oscuramento vicino al 98% nel sud della Sicilia e via via a scendere fino ad arrivare al 65% in Trentino Alto Adige. Ad essere precisi una parte del territorio italiano sarà interessata dalla totalità e cioè la piccola isola di Lampedusa.

Dovremmo poi aspettare molti anni per avere il gradito ritorno della cometa di Halley. Tale cometa è forse la più famosa delle comete periodiche, torno al perielio ogni 76 anni, l’ultima volta è accaduto nel 1986 e ciò significa che la rivedremo nel 2061, esattamente il 29 Luglio.

Il 3 settembre 2081 un’altra eclissi totale di sole passerà sul suolo italiano, precisamente nel Trentino Alto Adige, tutta la penisola potrà godersi un oscuramento del sole sicuramente oltre il 90%.

Manca all’appello solo Venere, il cui transito sul sole è previsto per l’11 Dicembre 2117, ci permettiamo quindi di dire che chi si è perso il transito del 2012, come il sottoscritto, difficilmente avrà modo di dire “io l’ho visto!”

Due piccole curiosità per finire il nostro elenco: il 5 Luglio 6757, cioè tra solo 4740 anni, si potrà assistere ad un transito di mercurio sul sole contemporaneamente ad una eclisse parziale, e nell’anno 69163 ad un doppio transito simultaneo di Venere e Mercurio, niente paura, se lo dovreste perdere ce ne sarà un altro nel 224508!

Segnatevi le date signori, preparate fotocamere, binocoli o telescopi, e soprattutto speriamo in cieli sereni!

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La foto sopra ritrae l’ultimo passaggio di Venere (il disco nero) sul Sole del 2012.

Il cielo del mese: Marzo 2017

mese marzo

ARIA DI PRIMAVERA

Il mese di Marzo non porta grandi eventi astronomici, ma la temperatura si alza e le serate iniziano a farsi piacevoli, motivo per cui un’occhiata al cielo non si nega mai.

In direzione Nord-Est la sagoma nota del grande carro inizia a farsi sempre più alta nel cielo, infatti la primavera è il periodo, assieme alla prima estate, in cui è più visibile il noto asterismo. La via lattea invernale coi suoi stupendi oggetti si trova già oltre al meridiano al fare del buio, e tramonta presto dietro l’orizzonte. Venere e Sirio, i due diamanti di questo inverno, si fanno sempre più bassi verso Ovest. Ma sono altri i protagonisti, pronti ad essere centrati dai nostri telescopi o binocoli.

Già dalle prime ore della sera, il gigante gassoso Giove, si fa notare a Est con la sua luminosità nettamente superiore alle stelle della zona che lo circondano, cioè quelle della Vergine. Giove è alla portata di tutti, anche con strumenti economici è ben visibile la forma sferica del pianeta, potendo addirittura distinguere le bande colorate. Facili da vedere anche i suoi 4 satelliti galileiani come punti luminosi nelle vicinanze del pianeta.

Proprio nella zona di cielo limitrofa a Giove si può distinguere il triangolo primaverile, cioè un triangolo immaginario che ha come vertici le tre stelle più appariscenti del cielo primaverile: Denebola (Leone), Spica (Vergine) e Arturo (Boote). E proprio la presenza di questo asterismo ci ricorda che il giorno 20 di questo mese si entra ufficialmente nella Primavera con l’equinozio, ossia il giorno in cui le ore di luce e le ore di buio si eguagliano. Dal 20 marzo in poi le ore di luce aumenteranno sempre più fino al solstizio estivo e saranno sempre superiori a quelle di buio fino all’equinozio autunnale. Buone notizie per gli amanti del sole, non buone per chi pensa che il tempo destinato alle stelle non è mai troppo.

Ricordiamo, infine, che la notte tra sabato 25 e domenica 26 passeremo all’ora legale.

 

Luna– 5/03 Primo quarto

12/03 Luna piena

20/03 ultimo quarto

28/03 Luna nuova

 

Eventi astronomici: 14/03 Luna e Giove in congiunzione (separati da 2°). 20/03 equinozio di primavera. 26/03 ora Legale.

 

Pianeti: Mercurio, invisibile a inizio mese, riappare dal 13 al tramonto. Venere visibile di sera inizia il suo moto retrogrado il 2 fino a scomparire il giorno 22 per divenire visibile solo per pochi minuti prima dell’alba. Marte Visibile di sera. Giove visibile per tutta la notte nella Vergine, Saturno visibile in tarda nottata nel Sagittario. Urano visibile nei pesci fino al 24 dopo il tramonto, poi diviene invisibile. Nettuno mai visibile in questo mese.

 

Passaggi visibili della ISS degni di nota

data Ora inizio magnitudine Altezza massima Direzione
5/03 5:37 -3.4 89° SO-NE
20/03 5:19 -3.4 80° NO-SE
30/03 20:32 -3.2 73° SO-NE

26-02-17-Conferenza: Le comete!

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Ecco una splendida conferenza sulle Comete e la Missione Rosetta. Il nostro socio ; Roberta Gori ci illustrerà l’evoluzione delle Comete, da dove vengono e molto altro. Non perdete questa splendida conferenza aperta a tutti e gratuita.

Vi aspettiamo alla Casina del Prato Arezzo, Via dei Palagi N°1! Ore 17.30 di Domenica 26 Febbraio.

In dettaglio:

1) storia dello studio delle comete 2) Come é fatta una cometa e caratteristiche principali 3) principali missioni cometarie 4) Missione rosetta: i protagonisti 5) Timeline Missione Rosetta 6) I risultati di Philae 7) I risultati di Rosetta.

L’evoluzione stellare: nascita, crescita e morte di una stella.

In questo articolo cercherò di sintetizzare al massimo, ed in maniera fruibile e schematica, un processo che si verifica nel corso di miliardi di anni. Un percorso estremamente lento, per certi aspetti persino solo teorico e forse per questo affascinante: l’evoluzione stellare.
Partiamo dall’inzio..
Il processo di formazione delle stelle avviene all’interno di grandi nubi di gas formate in gran parte da idrogeno e da polvere interstellare. Tutto ha inizio quando una porzione di gas raggiunge una densità sufficiente a provocare un collasso gravitazionale del gas. La compressione provoca il riscaldamento del gas, che verso il centro, raggiunge una temperatura di alcuni milioni di gradi innescando le prime reazioni di fusione nucleare dell’idrogeno.
Gran parte della vita di una stella è contraddistinta da una fase di stabilità, nella quale l’idrogeno fonde in elio grazie a temperatura e pressione elevate. Questa fase, detta “sequenza principale” è dipendente da molti fattori quali la massa iniziale della stella e la velocità alla quale brucia il combustibile: vale a dire da quanto è la massa iniziale della stella e dalla sua luminosità. E’ perciò un periodo molto variabile, una sequenza principale “breve” può durare qualche decina o centinaio di milioni di anni.
Con l’esaurimento dell’idrogeno degli strati più interni, le reazioni di fusione nucleare hanno termine. Gli strati esterni della stella non sono più sostenuti e questa comincia a contrarsi aumentando la temperatura del nucleo; contemporaneamente lo stato esterno si espande e si raffredda. Si ha una gigante rossa, composta da un nucleo di elio inerte ed un guscio esterno in cui prosegue la fusione dell’idrogeno.
Quando il nucleo raggiunge temperature maggiori di 100 milioni di gradi, s’innesca la fusione dell’elio in carbonio, con liberazione di energia. A questo punto il destino della stella dipende, ancora una volta, dalla sua massa:
– se <8 masse solari, la stella può perdere gli strati esterni al nucleo che formano una nube in espansione (nebulosa planetaria) e il nucleo resta nudo e si raffredda velocemente: diventa una nana bianca, destinata a a trasformarsi in un corpo oscuro di materia inerte.
– se >8 masse solari, nella stella l’ossigeno ed il carbonio rimasti nel nucleo bruciano producendo Neon, Magnesio, Zolfo e Silicio. Zolfo e Silicio, bruciando a loro volta producono Ferro. A questo punto il collasso é inevitabile, improvviso ed incontenibile e produrrà una quantità tale di energia tanto da provocare delle spettacolari esplosioni stellari. È questo lo stadio di nova.
Si forma una nube di gas in rapida espansione, mentre il nucleo collassa rapidamente fino a formare una stella di neutroni, estremamente densa e compatta, se la massa del residuo è compresa tra 1,4 e 3,8 masse solari; se la massa residua è superiore, si forma un corpo piccolo, circondato da un campo gravitazionale immenso, un buco nero.

In questo scatto di Lorenzo Sestini, la Nebulosa Elica, una delle nebulose planetarie più prossime alla Terra. Distante “solo” 650 anni luce é un classico esempio di nebulosa planetaria formatasi alla fine delle vita di una stella di tipo solare.

Nebulosa Elica NGC 7293

Roberta Gori

Il cielo del mese:Febbraio 2017

Venere Sirio: diamanti nel cielo

febbraio

Le notti invernali sono fredde ma molto adatte all’osservazione del cielo, infatti mai come in questi periodi vedrete le stelle così brillanti ed il cielo così limpido. Per chi vuole sfidare il freddo il cielo ha molto da offrire!

Orione, in tutta la sua maestosità, attraversa in queste sere il cielo da est a ovest, ben visibile per quasi tutta la notte, e a nord-est l’altrettanto famoso asterismo del grande carro si solleva sull’orizzonte, segno di una primavera vicina in cui sarà padrone del cielo. Andromeda con la sua famosa galassia (M31) ed il Toro con il noto ammasso delle Pleiadi (m45) restano ben visibile e facilmente osservabili anche ad occhio nudo. La via lattea invernale con i suoi numerosi oggetti è proprio sopra le nostre teste aspettando solo noi. Ma è facile in queste sere che i nostri occhi cadano su due oggetti dalla luminosità decisamente sopra media.

Avrete infatti tutti notato subito dopo il tramonto e nelle prime ore della sera una luminosissima “stella” proprio in direzione del tramonto, ed il virgolettato è d’obbligo dato che non si tratta di una stella ma bensì di un pianeta: Venere! Venere è il corpo celeste più luminoso osservabile durante tutto l’anno, chiaramente dopo sole e luna, con una magnitudine apparente di circa -3,4. La sua enorme luminosità è dovuta alla luce riflessa dal Sole, infatti osservandolo bene vedrete che a differenza delle altre stelle la sua luce non pulsa, ma è piuttosto stabile, tipico per i pianeti. Chi invece pulsa e lo fa in modo molto evidente è la stella bianca Sirio, nella costellazione del cane maggiore, che da est si alza nel cielo, come ad inseguire il più luminoso Venere. Sirio è la stella più luminosa della volta celeste, con una magnitudine apparente di -1,44, facente parte del noto triangolo invernale assieme a Betelgeuse (Orione) e Procione (canis minoris). Questi due corpi celesti sovrastano per luminosità tutte le altre stelle e pianeti visibili in questo periodo.

Interessante sarà anche osservare l’eclissi parziale di luna che si avrà la notte tra il 10 e 11, sarà un’eclissi di sola penombra ma piuttosto facile da osservare dato che inizierà la fase alle 23.30 circa per raggiungere il massimo alle 1:43.

Pianeti: Mercurio visibile fino al 15 poco prima dell’alba, Venere visibile di sera nella costellazione dei pesci come per Urano. Marte visibile di sera e Giove visibile più in nottata sulla Vergine. Saturno visibile al mattino e Nettuno la sera fino al 10 nell’Acquario.

Luna: 4/02 primo quarto

11/02 Luna piena

18/02 secondo quarto

26/02 Luna nuova

Eventi astronomici: 1/02 Venere e Marte alla minima distanza (2.9°). 11/02 eclissi parziale di Luna di penombra, il massimo alle ore 1:43. 26/02 eclissi anulare di sole non visibile dall’Italia (visibile nel Pacifico meridionale).

Passaggi visibili della ISS degni di nota

Data Ora inizio Magnitudine Altezza massima direzione  
3/02 17:20 -3,9 87° SO-NE  
12/02 19:11 -3,5 78° NO-E  
15/02 18:10 -3,3 87° O-SE  

 

 

 

 

Iscrizioni aperte 2017!

Eccoci qua per un nuovo anno da passare assieme. Il Gruppo Astrofili Arezzo vi invita all’iscrizione annuale 2017!

Casina del Prato: Via dei Palagi n°1 Arezzo. Ore 21.30 Ingresso Libero.

Ricordiamo che la quota annua è di euro 35,00 e copre tutto il 2017! Il socio ha diritto a seguire gli eventi dell’associazione dedicati ai soci, inserimento all’interno di 2 chat interne con informazioni Astronomiche, Aerospaziali, Strumenti e Meteo, oltre che ritrovi cadenzali. Numerosi Telescopi, convegni, corsi, e informazioni vi aspettano!

Lo scopo dell’iscritto è quello si far proseguire questa bella passione e i servizi che diamo alla nostra meravigliosa città. Ricordiamo il sito partners www.arezzometeo.com con la sua categoria Scientifica arricchisce il tutto in una meravigliosa materia.

Vi aspettiamo! Per domande e maggiori chiarimenti: presidente@arezzoastrofili.it

Tesseramento 2017

 

Il Cacciatore del cielo invernale: Orione

Non potevamo trascurare le gesta del grande Cacciatore che nelle notti invernali si staglia maestoso nei nostri cieli. La più bella costellazione del cielo, ben osservabile nelle latitudini italiane in direzione sud, tra lo zenith e l’orizzonte proprio a partire da questo periodo dell’anno, narra le avventure del solito pezzo di marcantonio, bellissimo e (passatemi il termine) gigantissimo, per giunta pure semidio e con gli occhi celesti: Orione, appunto. Professione: abile cacciatore. In tutti i sensi. Di animali e di fanciulle le quali, ovviamente, erano tutte perdutamente innamorate del megafusto dalle belle sembianze. E da qui il mito si spreca, nel senso che esistono numerose versioni tutte bellissime sul destino del nostro protagonista. La maggior parte di esse coinvolgono Orione con Artemide, entrambi senza rivali nell’arte della caccia, con esiti positivi ma anche nefasti, in una sorta di binomio amore/rivalità che ha scatenato poi le numerose leggende. Vediamone alcune.
Orione e le Pleiadi: Orione si invaghisce perdutamente delle figlie di Atlante e Pleione (le sette sorelle, le Pleiadi): leggenda vuole che le inseguisse in lungo ed in largo per tutta la Terra mentre loro fuggivano nei campi della Beozia. Gli Dei, mossi a compassione, trasformarono le ragazze in colombe e immortalarono in seguito la loro figura nelle stelle. Stessa sorte toccò ad Orione. E questa storia ha una controparte reale in ciò che avviene realmente, con il gruppo che precede di poco il sorgere, la culminazione e il tramonto della costellazione di Orione per cui il nostro eroe le insegue senza mai raggiungerle.
Orione ed Artemide: Si innamorò di lui anche la bella Artemide, Dea della Caccia, dopo qualche esitazione a causa del suo status di eterna vergine e solitaria. Orione, sposo (a suo dire!) fedele, rifiutò le proposte amorose della Dea che si rassegnò all’idea di avere solo un compagno di battute di caccia. Quando però scoprì che si era perdutamente invaghito delle già citate sorelle Pleiadi, e che nulla faceva per nasconderlo, anzi!, le perseguitava in maniera piuttosto insistente .. e beh, la Dea si infuriò a tal punto che decise di uccidere il suo amato. E riuscì nell’ intento inviando lo Scorpione nella capanna dove Orione ed i sui fedeli cani Sirio e Procione stavano riposando dopo una estenuante giornata di caccia. Lo Scorpione provocò la morte dei tre con il veleno del suo pungiglione non appena presero sonno. Zeus scoprì il misfatto, uccise lo Scorpione e dispiaciuto collocò padrone e cani tra le stelle sotto forma di tre costellazioni vicine (Orione, Cane Maggiore e Cane Minore). Anche Scorpione fu poi portato in cielo ma in zona opposta ad Orione affinché il pungiglione dell’animale non potesse più insidiare il grande cacciatore. Infatti, quando le stelle dello Scorpione sorgono a est, Orione, sconfitto, tramonta ad ovest.
Orione ed Artemide (versione 2): bello e spaccone, Orione osò offendere la solita solitaria e selvatica Artemide, affermando di esserle di molto superiore nell’arte della caccia e di essere in grado di uccidere con facilità ogni genere di animale della terra. La dea, indignata, generò uno scorpione che lo punse a morte.
Orione/Artemide/Apollo (verisone 3): no, non si tratta di un triangolo. In questa versione Apollo, fratello di Artemide, ci mette lo zampino. Geloso del fatto che la Dea amasse (finalmente ricambiata, in questa versione!) il Cacciatore, tese alla sorella un tranello. Sfidò in abilità la sorella a colpire con arco e frecce un puntino lontano lontano che galleggiava tra le onde. Che altri non era, ahimé, il povero Orione che si stava facendo un bagno. Artemide, abile arciere, lo trafisse in pieno. Affranta dalla morte dell’amato proprio per mano sua, ottenne da Zeus di porlo tra le costellazioni.
Orione ed Artemide (versione 4): In un’altra versione narrata da Arato (poeta greco del primo Ellenismo) , Orione avrebbe tentato di rapire Artemide, e fu lei a causare le spaccature della terra dal quale sarebbe poi uscito lo Scorpione letale. Ovidio, invece ci dice che Orione venne ucciso nel tentativo di salvare Latonia (figlia dei Titani) dallo Scorpione.
Scegliete pure la storia che preferite ma sono sicura che adesso sarà più semplice riconoscere in cielo la costellazione di Orione sottoforma di gigante cacciatore intento ad affrontare la carica del Toro, armato di clava nella mano destra e di scudo o pelle di leone (secondo alcuni) nella mano sinistra; con i cani Sirio e Procione mentre insegue le Pleiadi. E lo Scorpione, dal lato opposto, che sarà visibile solo quando Orione sarà tramontato.

Roberta Gori

Un splendida immagine della costellazione di Orione, fotografata da Lorenzo Sestini
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Posizione nel cielo della costellazione di Orione e costellazioni adiacenti

Magnitudine apparente e assoluta

“Ma quanto é luminosa quella stella! Eh, l’altra molto meno”
Un momento. Quella luminosa.. é davvero luminosa per una sua caratteristica oppure si trova molto vicino alla Terra e la sua osservazione é particolarmente facilitata? E la seconda, si trova tanto distante che la sua luce risulta a noi fioca oppure é davvero una stellina di debole intensità?
Ecco, abbiamo in sostanza definito due concetti: quelli di magnitudine apparente e di magnitudine assoluta.
Per magnitudine apparente (m), quando ci si occupa di stelle oppure di un corpo celeste (ad esempio un pianeta) si intende la “misura della sua luminosità rilevabile da un punto di osservazione (la Terra) “. Se però vogliamo valutare la luminosità di un corpo celeste in base alla sua luminosità intrinseca, ossia in base all’energia emessa (e quindi non dipendente dalla distanza) si parla di magnitudine assoluta (M). La magnitudine assoluta è calcolata sulla base di un’astro posto ad una distanza “standard” che gli astronomi pongono a 10 parsec (1 parsec= 3.26 anni luce).
Non avendo i mezzi per poter misurare la magnitudine assoluta, diciamo grazie! come al solito ai nostri lontani predecessori (in questo caso, i Greci) i quali classificarono le stelle visibili in base alla loro magnitudine (apparente) dividendole in 6 classi: la prima (+1) per le stelle più luminose fino alla sesta (+6) per le più deboli. Ogni classe raggruppava stelle che brillavano la metà della classe precedente.
Dobbiamo arrivare al 1856, con l’astronomo inglese Pogson, per una più corretta classificazione: le stelle di prima magnitudine erano circa cento volte più luminose delle stelle di sesta magnitudine, dunque la diminuzione di luminosità per ogni classe era nell’ordine della radice quinta di 100, ossia 2,512 (rapporto di Pogson). Con tale classificazione fu assegnato alla stella Polare la magnitudine 2, una sorta di punto di riferimento. Le magnitudini di Pogson sono in scala logaritmica, per cui ciò determinò l’introduzione di valori anche negativi per i corpi celesti particolarmente brillanti.
Un esempio? Prendiamo il Sole: ha una magnitudine apparente -26,8 mentre la sua magnitudine assoluta é 4,83 (e non risulterebbe così splendente 😉 ); Rigel, con la sua m 0,13 e M -7,92 sarebbe brillantissima.
Con la formula M = m-5log d+5 (dove d é la distanza in parsec), conoscendo la distanza di una stella se ne può determinare la magnitudine assoluta; parimenti, se si conosce la magnitudine assoluta si può risalire alla distanza.
Ma quante di queste stelle possiamo realmente osservare, in una notte serena e con le condizioni ottimali del cielo (inquinamento luminoso, assenza di turbolenze atmosferiche ecc..)? E’ stato calcolato che il nostro occhio ne può vedere al massimo 3000. Numero che cala drasticamente a poche decine se non a poche unità avvicinandosi ai centri abitati a causa dell’inquinamento luminoso che ne impedisce l’osservazione. Probabilmente riusciremo a vedere:
Alfa Centauri A, m -0,01, distante 4,4 anni luce (ed é la più vicina)
Canopo, m -0,62, distante 310 anni luce;
Sirio, la stella più luminosa del cielo, con la sua m pari a -1,47 ma distante 8,7 anni luce
Poche decine di stelle osservabili, con la possibilità di poterne vedere migliaia, é certamente un peccato. Non ci resta che confidare nei cieli delle periferie scarsamente abitate o quelli di montagna per poter apprezzare in modo ottimale le luminosità stellari.

Roberta Gori