Iscrizioni aperte 2017!

Eccoci qua per un nuovo anno da passare assieme. Il Gruppo Astrofili Arezzo vi invita all’iscrizione annuale 2017!

Casina del Prato: Via dei Palagi n°1 Arezzo. Ore 21.30 Ingresso Libero.

Ricordiamo che la quota annua è di euro 35,00 e copre tutto il 2017! Il socio ha diritto a seguire gli eventi dell’associazione dedicati ai soci, inserimento all’interno di 2 chat interne con informazioni Astronomiche, Aerospaziali, Strumenti e Meteo, oltre che ritrovi cadenzali. Numerosi Telescopi, convegni, corsi, e informazioni vi aspettano!

Lo scopo dell’iscritto è quello si far proseguire questa bella passione e i servizi che diamo alla nostra meravigliosa città. Ricordiamo il sito partners www.arezzometeo.com con la sua categoria Scientifica arricchisce il tutto in una meravigliosa materia.

Vi aspettiamo! Per domande e maggiori chiarimenti: presidente@arezzoastrofili.it

Tesseramento 2017

 

Il Cacciatore del cielo invernale: Orione

Non potevamo trascurare le gesta del grande Cacciatore che nelle notti invernali si staglia maestoso nei nostri cieli. La più bella costellazione del cielo, ben osservabile nelle latitudini italiane in direzione sud, tra lo zenith e l’orizzonte proprio a partire da questo periodo dell’anno, narra le avventure del solito pezzo di marcantonio, bellissimo e (passatemi il termine) gigantissimo, per giunta pure semidio e con gli occhi celesti: Orione, appunto. Professione: abile cacciatore. In tutti i sensi. Di animali e di fanciulle le quali, ovviamente, erano tutte perdutamente innamorate del megafusto dalle belle sembianze. E da qui il mito si spreca, nel senso che esistono numerose versioni tutte bellissime sul destino del nostro protagonista. La maggior parte di esse coinvolgono Orione con Artemide, entrambi senza rivali nell’arte della caccia, con esiti positivi ma anche nefasti, in una sorta di binomio amore/rivalità che ha scatenato poi le numerose leggende. Vediamone alcune.
Orione e le Pleiadi: Orione si invaghisce perdutamente delle figlie di Atlante e Pleione (le sette sorelle, le Pleiadi): leggenda vuole che le inseguisse in lungo ed in largo per tutta la Terra mentre loro fuggivano nei campi della Beozia. Gli Dei, mossi a compassione, trasformarono le ragazze in colombe e immortalarono in seguito la loro figura nelle stelle. Stessa sorte toccò ad Orione. E questa storia ha una controparte reale in ciò che avviene realmente, con il gruppo che precede di poco il sorgere, la culminazione e il tramonto della costellazione di Orione per cui il nostro eroe le insegue senza mai raggiungerle.
Orione ed Artemide: Si innamorò di lui anche la bella Artemide, Dea della Caccia, dopo qualche esitazione a causa del suo status di eterna vergine e solitaria. Orione, sposo (a suo dire!) fedele, rifiutò le proposte amorose della Dea che si rassegnò all’idea di avere solo un compagno di battute di caccia. Quando però scoprì che si era perdutamente invaghito delle già citate sorelle Pleiadi, e che nulla faceva per nasconderlo, anzi!, le perseguitava in maniera piuttosto insistente .. e beh, la Dea si infuriò a tal punto che decise di uccidere il suo amato. E riuscì nell’ intento inviando lo Scorpione nella capanna dove Orione ed i sui fedeli cani Sirio e Procione stavano riposando dopo una estenuante giornata di caccia. Lo Scorpione provocò la morte dei tre con il veleno del suo pungiglione non appena presero sonno. Zeus scoprì il misfatto, uccise lo Scorpione e dispiaciuto collocò padrone e cani tra le stelle sotto forma di tre costellazioni vicine (Orione, Cane Maggiore e Cane Minore). Anche Scorpione fu poi portato in cielo ma in zona opposta ad Orione affinché il pungiglione dell’animale non potesse più insidiare il grande cacciatore. Infatti, quando le stelle dello Scorpione sorgono a est, Orione, sconfitto, tramonta ad ovest.
Orione ed Artemide (versione 2): bello e spaccone, Orione osò offendere la solita solitaria e selvatica Artemide, affermando di esserle di molto superiore nell’arte della caccia e di essere in grado di uccidere con facilità ogni genere di animale della terra. La dea, indignata, generò uno scorpione che lo punse a morte.
Orione/Artemide/Apollo (verisone 3): no, non si tratta di un triangolo. In questa versione Apollo, fratello di Artemide, ci mette lo zampino. Geloso del fatto che la Dea amasse (finalmente ricambiata, in questa versione!) il Cacciatore, tese alla sorella un tranello. Sfidò in abilità la sorella a colpire con arco e frecce un puntino lontano lontano che galleggiava tra le onde. Che altri non era, ahimé, il povero Orione che si stava facendo un bagno. Artemide, abile arciere, lo trafisse in pieno. Affranta dalla morte dell’amato proprio per mano sua, ottenne da Zeus di porlo tra le costellazioni.
Orione ed Artemide (versione 4): In un’altra versione narrata da Arato (poeta greco del primo Ellenismo) , Orione avrebbe tentato di rapire Artemide, e fu lei a causare le spaccature della terra dal quale sarebbe poi uscito lo Scorpione letale. Ovidio, invece ci dice che Orione venne ucciso nel tentativo di salvare Latonia (figlia dei Titani) dallo Scorpione.
Scegliete pure la storia che preferite ma sono sicura che adesso sarà più semplice riconoscere in cielo la costellazione di Orione sottoforma di gigante cacciatore intento ad affrontare la carica del Toro, armato di clava nella mano destra e di scudo o pelle di leone (secondo alcuni) nella mano sinistra; con i cani Sirio e Procione mentre insegue le Pleiadi. E lo Scorpione, dal lato opposto, che sarà visibile solo quando Orione sarà tramontato.

Roberta Gori

Un splendida immagine della costellazione di Orione, fotografata da Lorenzo Sestini
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Posizione nel cielo della costellazione di Orione e costellazioni adiacenti

Magnitudine apparente e assoluta

“Ma quanto é luminosa quella stella! Eh, l’altra molto meno”
Un momento. Quella luminosa.. é davvero luminosa per una sua caratteristica oppure si trova molto vicino alla Terra e la sua osservazione é particolarmente facilitata? E la seconda, si trova tanto distante che la sua luce risulta a noi fioca oppure é davvero una stellina di debole intensità?
Ecco, abbiamo in sostanza definito due concetti: quelli di magnitudine apparente e di magnitudine assoluta.
Per magnitudine apparente (m), quando ci si occupa di stelle oppure di un corpo celeste (ad esempio un pianeta) si intende la “misura della sua luminosità rilevabile da un punto di osservazione (la Terra) “. Se però vogliamo valutare la luminosità di un corpo celeste in base alla sua luminosità intrinseca, ossia in base all’energia emessa (e quindi non dipendente dalla distanza) si parla di magnitudine assoluta (M). La magnitudine assoluta è calcolata sulla base di un’astro posto ad una distanza “standard” che gli astronomi pongono a 10 parsec (1 parsec= 3.26 anni luce).
Non avendo i mezzi per poter misurare la magnitudine assoluta, diciamo grazie! come al solito ai nostri lontani predecessori (in questo caso, i Greci) i quali classificarono le stelle visibili in base alla loro magnitudine (apparente) dividendole in 6 classi: la prima (+1) per le stelle più luminose fino alla sesta (+6) per le più deboli. Ogni classe raggruppava stelle che brillavano la metà della classe precedente.
Dobbiamo arrivare al 1856, con l’astronomo inglese Pogson, per una più corretta classificazione: le stelle di prima magnitudine erano circa cento volte più luminose delle stelle di sesta magnitudine, dunque la diminuzione di luminosità per ogni classe era nell’ordine della radice quinta di 100, ossia 2,512 (rapporto di Pogson). Con tale classificazione fu assegnato alla stella Polare la magnitudine 2, una sorta di punto di riferimento. Le magnitudini di Pogson sono in scala logaritmica, per cui ciò determinò l’introduzione di valori anche negativi per i corpi celesti particolarmente brillanti.
Un esempio? Prendiamo il Sole: ha una magnitudine apparente -26,8 mentre la sua magnitudine assoluta é 4,83 (e non risulterebbe così splendente 😉 ); Rigel, con la sua m 0,13 e M -7,92 sarebbe brillantissima.
Con la formula M = m-5log d+5 (dove d é la distanza in parsec), conoscendo la distanza di una stella se ne può determinare la magnitudine assoluta; parimenti, se si conosce la magnitudine assoluta si può risalire alla distanza.
Ma quante di queste stelle possiamo realmente osservare, in una notte serena e con le condizioni ottimali del cielo (inquinamento luminoso, assenza di turbolenze atmosferiche ecc..)? E’ stato calcolato che il nostro occhio ne può vedere al massimo 3000. Numero che cala drasticamente a poche decine se non a poche unità avvicinandosi ai centri abitati a causa dell’inquinamento luminoso che ne impedisce l’osservazione. Probabilmente riusciremo a vedere:
Alfa Centauri A, m -0,01, distante 4,4 anni luce (ed é la più vicina)
Canopo, m -0,62, distante 310 anni luce;
Sirio, la stella più luminosa del cielo, con la sua m pari a -1,47 ma distante 8,7 anni luce
Poche decine di stelle osservabili, con la possibilità di poterne vedere migliaia, é certamente un peccato. Non ci resta che confidare nei cieli delle periferie scarsamente abitate o quelli di montagna per poter apprezzare in modo ottimale le luminosità stellari.

Roberta Gori

Il cielo del mese: Dicembre 2016

IL RITORNO DEL CACCIATORE.

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Dicembre segna l’arrivo dell’inverno, infatti dal primo del mese si entra nell’inverno meteorologico, ed il 21 col solstizio invernale si entra nell’inverno astronomico. Ma cosa segna di preciso la data del solstizio? In breve segna il giorno in cui il Sole raggiunge il punto più basso nel suo moto apparente lungo l’eclittica, che in pratica significa che si ha il giorno più corto dell’anno con le ore di notte più lunghe, cosa che non dispiace a chi come noi ama osservare le stelle. Dal 21 Dicembre in poi il sole inizierà la sua risalita e le ore di buio torneranno a diminuire a favore di quelle di luce, fino ad eguagliarsi nel giorno dell’equinozio primaverile del prossimo Marzo 2017.

Fatta questa dovuta premessa torniamo a guardare le stelle.

A Dicembre torna ad inseguire la sua preda, rappresentata dalla costellazione della lepre, il cacciatore Orione, seguito dai suoi fidi cani. Orione è in assoluto una delle costellazione più riconosciute, grazie anche alla brillantezza delle sue stelle che lo rendono visibile anche nei cieli più inquinati, e grazie anche alla celebre cintura formata dalle tre stelle Alnitak, Alnilam e Mintaka. Orione è una costellazione molto famosa anche tra i fotografi a causa dell’alto numero di oggetti del profondo cielo contenuti, uno su tutti la grande nebulosa di Orione ( m 42), sita al centro della spada di Orione.

Il legame tra il Cacciatore Orione ed i suoi due cani non si ferma alla simbologia, di fatto le tre stelle più brillanti delle tre costellazioni formano un asterismo noto come “triangolo invernale”, non mi soffermerò a parlare di questo asterismo dato che poche settimane fa la nostra socia Roberta Gori ha scritto un ottimo articolo con tutto quello che c’è da sapere a riguardo, lascio il link a fondo testo.

Dicembre è un mese che ci regala anche due importanti sciami meteoritici: le Geminidi e le Ursidi. Le Geminidi sono lo sciame meteoritico più ricco e luminoso in assoluto, un vero spettacolo di stelle, che purtroppo quest’anno è in parte sciupato dalla concomitanza della luna piena che con la sua luce coprirà le scie più deboli lasciando vedere solo quelle più forti. Il picco di tale sciame si ha i 14 Dicembre, nonostante la luna consiglio comunque di stare attenti al cielo in direzione est perché di sicuro non mancherà l’occasione per esprimere un desiderio. Lo sciame delle Ursidi invece è ormai noto anche come sciame natalizio, dato che il picco cade il 22 Dicembre rendendo i giorni delle festività propizi per osservarle.

Luna_ 6/12 primo quarto                                                                                                            14/12 Luna piena                                                                                                                21/12 secondo quarto                                                                                                      29/12 luna nuova

Pianeti_ Mercurio visibile al tramonto fino al 23, Venere e Marte visibili di sera, Giove visibile al mattino nella vergine e Saturno visibile poco prima dell’alba in ofiuco. Urano e Nettuno visibile per quasi tutta la notte rispettivamente nei Pesci e Acquario.

Eventi astronomici_ 3/12 Luna e venere in congiunzione. 14/12 picco delle Geminidi. 22/12 picco delle Ursidi.

Passaggi della ISS degni di nota
Data    ora inizio    magnitudine   altezza massima    direzione
2/12       18:24             -3,5                     89°                 SO-NE
5/12       17:25             -3,2                     73°                 SO-NE
15/12     18:25             -3,1                     55°                 NO-N
17/12     18:17             -3,0                     64°                 NO-SE
18/12     17:25             -3,4                     72°                 NO-SE

Gli asterismi: Il Triangolo Invernale

Tommaso Rubechi

 

Astrofili In Piazza Grande

Informiamo la cittadinanza che saremo presenti ai Mercatini di Natale in Piazza Grande in questo weekend. VENERDI 25 SABATO 26 E DOMENICA 27 NOVEMBRE DALLE 19.00 ALLE 23.00.
Presteremo un dialogo con chi fosse interessato alla materia. I nostri esperti saranno presenti in loco d’avanti al palazzo della fraternita.
Inoltre cercheremo di farvi osservare dal telescopio qualche Stella e dei sistemi Binari e prospettici.
Nelle serate di Sabato e Domenica verrà utilizzato un proiettore per visionare filmati astronomici.
Vi aspettiamo in una Piazza Grande Astronomica.
Ricordiamo che la sopra le nostre teste avremo il famoso Orologio Lunare. La piazza è più Astronomica di quanto crediate.

A breve altre iniziative in programma nel mese di Dicembre. Vi ricordiamo inoltre di visionare il calendario presente nel sito.

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La classificazione delle galassie: la Sequenza di Hubble

Abbiamo già parlato delle galassie, definite come agglomerati di stelle, gas e polveri (nubi di materia oscura interstellare), legati tra loro dalla forza di gravità e orbitanti intorno a un punto centrale. e di come per molti secoli (se si pensa bene, la scoperta é piuttosto recente) si riteneva che la nostra Via Lattea fosse l’unica in tutto l’universo. I progressi in campo scientifico hanno chiarito non solo le dimensioni della nostra “casa” ma anche che siamo letteralmente circondati da un numero imprecisato (e sicuramente altissimo!) di altre galassie.
In questo caos galattico non si poteva non avere la necessità di fare ordine e “catalogazione!” sembra la parola d’ordine del bravo astronomo ricercatore 🙂
Dobbiamo agli astronomi americani Hubble prima (nel 1926) e a Sandage (revisione, nel 1961) la prima stesura della classificazione delle galassie che é ancora oggi in uso.
Prima di tutto Hubble collocò la Via Lattea all’interno del cosiddetto “gruppo locale”, classificazione che comprende più di 70 galassie, per la maggior parte di piccole dimensioni ma i cui membri più massicci sono rappresentati dalle tre grandi spirali presenti: la Galassia di Andromeda, seguita dalla Via Lattea e dalla Galassia del Triangolo.
Dopodiché classificò le galassie note al tempo, in base alle loro caratteristiche morfologiche suddividendo le galassie regolari in tre ampie classi (ellittiche, lenticolari e spirali) ed una quarta classe che comprendeva galassie di aspetto irregolare: nasceva la Sequenza di Hubble.
A seconda dalla loro forma, si osservano quindi:
galassie ellittiche (E), la cui forma è riconducibile a quella di un ellissoide di rotazione; come indica la loro luminosità, che decresce dal centro verso la periferia, in esse la maggior parte delle stelle si trova addensata intorno al centro della galassia e non hanno praticamente nubi di gas e polveri. Ulteriormente suddivise in 8 sottogruppi, (da E0 a E7: il numero indica un grado di appiattimento crescente);
galassie lenticolari (S0, SB0) la cui forma é composta da uno sferoide centrale (bulge) e da un disco senza evidenza di bracci di spirale. Ognuna delle due classi si divide in tre sottoclassi designate con gli indici 1,2,3. Non mostrano alcuna struttura a spirale. Le SB0 presentano una barra che a seconda della prominenza ne definisce l’appartenenza ad una delle sottoclassi precedentemente elencate.
galassie a spirale (S) e a spirale barrata (SB), di forma discoidale, in cui, da un brillante nucleo centrale si dipartono lunghi bracci a spirale. In esse si alternano regioni luminose, dovute a un maggior addensamento di stelle, e regioni oscure, in cui sono presenti nubi di gas e polveri. Sono ulteriormente suddivise in tre sottogruppi, distinti dalle lettere a, b, c (Sa, Sb e Sc), con cui si indicano le differenti dimensioni del nucleo (molto pronunciate in a, trascurabili in c). Le galassie a spirale barrata sono simili alle galassie a spirale ma i bracci partono da una specie di barra che attraversa il bulge invece che direttamente da esso. I parametri di classificazione sono gli stessi delle galassie a spirali normali. La nostra Via Lattea appartiene a questo gruppo.
galassie irregolari (Ir), di forma non ben definita, sistemi disturbati o interagenti e con massa e luminosità in genere ridotte.

La limitazione di questa classificazione e di altre successive (simili, seppur con qualche modifica) é che si basano tutte sull’ analisi soggettiva delle immagini; sono inoltre limitate da effetti di risoluzione, profondità e banda passante delle immagini analizzate. Tuttavia, la Sequenza di Hubble e’ il sistema più comunemente usato per classificare le galassie, sia nella ricerca astronomica professionale che tra gli astrofili.

Roberta Gori

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By The original uploader was Cosmo0 at English Wikipedia (Original text: None given) (Transferred from en.wikipedia to Commons.) [Public domain], via Wikimedia Commons

Gli asterismi: Il Triangolo Invernale

In astronomia, un gruppo di stelle visibile nel cielo notturno e riconoscibile per la sua particolare forma geometrica é detto asterismo.
Un asterismo é utile come guida e indicatore per individuare nel cielo altre stelle meno luminose oppure oggetti come galassie ed ammassi. Le costellazioni possono essere considerate degli asterismi di grandi dimensioni, tuttavia la tendenza é di riservare questa dicitura a gruppi poco numerosi di stelle, fisicamente non collegate tra di loro.
Numerosi e dalle forme più bizzarre, con questo articolo cominciamo la disamina degli asterismi più noti e soprattutto più facilmente comprensibili ed osservabili anche dagli astrofili in erba, alle nostre latitudini.
Iniziamo con il “Triangolo invernale”: un triangolo quasi perfettamente equilatero, con il vertice rivolto verso sud (Sirio) e attraversato dalla debole Via Lattea invernale.
Per poterlo osservare puntiamo il nostro sguardo verso il cielo in direzione SUD ed individuiamo la costellazione di Orione, in particolare le tre stelle al centro di essa che formano la cosiddetta “cintura” (Alnitak, Alnilam e Mintaka ). Il periodo più propizio per la sua osservazione nel cielo serale va da novembre ad aprile; trovandosi esattamente a cavallo dell’equatore celeste, la sua visibilità è ottimale per tutti i popoli della Terra.
Primo vertice: pensare alla cintura come al centro stretto di una clessidra ed individuiamo una bella stella al vertice sinistro, la “spalla di Orione”, Betelgeuse (facente parte della costellazione di Orione): supergigante rossa che in un futuro ci darà grosse soddisfazioni 😉
Secondo vertice: Tracciando una linea che congiunge le tre stelle della cintura in direzione sud-est possiamo notare una stella, estremamente luminosa, azzurra: trattasi di Sirio (Cane Maggiore), la stella più brillante del cielo.
Terzo vertice: Riconosciuta la stella Sirio, e sapendo che essa è il vertice meridionale, si trova con facilità il terzo angolo (in alto a sinistra), costituito dalla stella Procione (Cane Minore) , un’altra stella azzurra molto luminosa.

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All’interno del triangolo passa la Via Lattea, individuabile nelle notti in cui la visibilità è buona, come una striscia leggermente luminosa che percorre il cielo.
A nord del Triangolo Invernale, si evidenzia bene la già citata costellazione dei Gemelli, le cui stelle sono disposte a rettangolo, inclinato verso nord-est, quasi a voler “sfuggire” dal gruppo di stelle di Orione.

Roberta Gori

La Via Lattea: il mito.

Vi abbiamo già fatto “girare la testa” con qualche dato numerico ma prima di addentrarci sulle caratteristiche della nostra Galassia, facciamo un breve excursus mitologico.
Dal punto di vista etimologico, la parola Galassia deriva dal greco galaxias ossia latteo, utilizzato in epoca greca per designarla; poi dal latino Via lactea.
Alla via Lattea si riferiscono usando questo nome anche Eratostene (“il circolo della Galassia”), ed altri autori greci, mentre per Ipparco è semplicemente “Galassia”. Presso molti altri popoli essa era nota come “il fiume celeste”. Fu nota anche come Eridanus, il ruscello celeste; a Roma come “ghirlanda celeste” ma anche “via celeste”
Come abbiamo già accennato nell’articolo dedicato alla Costellazione dei Gemelli, la mitologia riveste una parte importante nell’astronomia. Gli antichi spiegavano infatti i fenomeni astronomici attraverso le loro vicissitudini e le loro scene di vita quotidiana, i loro dei e i loro miti facendone una sorta di palcoscenico, una tela su cui scrivere.
Gli antichi Egizi consideravano la Via Lattea come il Nilo celeste su cui navigavano gli Dei; secondo i Babilonesi il dio Marduk, durante una battaglia, dilaniò la dea drago Tiamat e metà del suo corpo divenne la volta del cielo, l’altra il fondale dell’oceano; i suoi occhi diedero origine alle sorgenti dei fiumi Tigri ed Eufrate, dai quali dipendeva la vita degli abitanti della Mesopotamiae la sua coda fu incollata al cielo dando origine alla Via Lattea.
Per i greci/romani esistono numerose versioni. Eccone alcune:
Nella prima una dei protagonisti é la bella Alcmena era figlia di Elettrione, Re di Micene, e di Euridice nonché sposa di Anfitrione. Zeus approfittò dell’assenza del marito di Alcmena per presentarsi ad essa sotto mentite, e insieme a lei trascorse una notte lunga tre giorni. E siccome agli dei greci piacciono le complicazioni, Alcmena generò due gemelli: Eracle (figlio di Zeus) e Ificlo (figlio di Anfitrione). Preoccupata più per le ire che avrebbe scatenato in Era (moglie di Zeus) che di quelle del marito, abbandonò Eracle, sicura che Zeus lo avrebbe in qualche maniera protetto. E infatti si preoccupò di prendere il piccolo Eracle e di porlo, così piccino, al seno della moglie Era addormentata, cosicché il bambino potesse berne il latte divino e diventare così immortale. Ma Era si svegliò, s’accorse che stava nutrendo un bambino sconosciuto, e lo respinse; il latte, fuoriuscito dai seni, schizzò e bagnò il cielo notturno, originando la “Via Lattea”.
In un’altra versione, la dea Atena, in complicità con Zeus, portò Era a fare una passeggiata e durante la loro escursione si imbatterono nel neonato abbandonato da Alcmena. Atena, stupita per la bellezza e la forza del piccolo, suggerì ad Era di attaccarlo al suo seno, perché si nutrisse. Era, intenerita, lo prese e lo attaccò al suo seno, ma egli cominciò a succhiare talmente forte che la dea, gemendo dal dolore lo allontanò da sé. Un getto di latte volò verso il cielo originando la Via Lattea, ma ormai Eracle era immortale e Atena, sorridendo, lo restituì ad Alcmena, raccomandandole di averne cura.
In un altro mito Fetonte, figlio di Apollo e Climene, implorava il padre di cedergli temporaneamente il carro del Sole per poter dimostrare agli amici che lo stavano sbeffeggiando, che era davvero figlio del Dio Apollo. Da parte sua, Apollo, cercò di distrarre Fetonte da una idea così insana ma alla fine capitolò e gli concesse la guida del carro. Una volta partito però, Fetonte ebbe paura e commise l’errore di avvicinarlo troppo al cielo e lo bruciò dando origine così alla Via Lattea.
I miti dell’antichità hanno e sempre avranno qualcosa da insegnare, anche all’uomo della post-modernità. Oltre ad aver gettato le basi dell’astronomia, una delle scienze più antiche, iniziando quello che sarebbe stato un percorso lungo quanto quello del genere umano ed arrivare fino a noi rappresentano dei temi universali che appartengono all’umanità intera persino a quella moderna. Sono la vita, la morte, il bene, il male, l’amore e l’odio: noi, nel tempo.

Roberta Gori

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Pieter Paul Ruben “Origine della Via Lattea”

Le meteore: facciamo luce!

Il nostro cielo é percorso giornalmente da vari oggetti, artificiali (satelliti, Stazione Spaziale ecc) e non. Tra questi ultimi i più noti e i più osservati, anche dai non “addetti ai lavori”, sono le meteore.
Con il termine meteore vengono raggruppati in realtà, e anche in maniera non troppo appropriata, altri eventi quali i meteoriti e i meteoroidi pertanto prima di proseguire facciamo un po’ di chiarezza .
Un meteoroide è un frammento roccioso o metallico relativamente piccolo; si tratta di solito di frammenti di un asteroide o di una cometa o di residui rimasti dalla condensazione della nebulosa da cui si formò il Sistema solare.
Quando entrano nell’atmosfera di un pianeta, come ad esempio quella della Terra, i meteoroidi si surriscaldano per attrito con le molecole dei gas atmosferici e si vaporizzano parzialmente o completamente emettendo luce di vario colore. Il lampo di luce che ne deriva e che osserviamo è chiamata meteora, o stella cadente.
Quando all’impatto con l’atmosfera sopravvivono frammenti più cospicui che una semplice “polvere di stelle”, i frammenti sono chiamati meteoriti;
Una meteora particolarmente luminosa é anche detta palla di fuoco o fireball; la luce prodotta é molto intensa, ha quindi una magnitudine superiore a quella di qualsiasi stella e pianeta e inferiore solo alla luminosità del Sole, della Luna e di una parte delle supernovæ e novæ galattiche (magnitudine apparente: -4 o più)
Ma attenzione, il gioco si fa duro! Una palla di fuoco a magnitudine -14 , attraversando il cielo, produce anche un suono acuto (simile ad un tuono) e si assiste persino ad una esplosione? Avete appena visto un bolide, evento non così frequente ma non proprio raro.

[E mentre questo articolo era ancora in bozza, pronto per essere pubblicato, arriva la notizia della foto di un bolide che la nostra socia Milena Pieri ha immortalato giust’appunto ieri sera nei pressi di Monte del Lago (PG), nei pressi del Lago Trasimeno. Presto la pubblicazione nel sito e l’aggiornamento dell’articolo! Stay tuned e.. complimenti, Milena!]

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By NASA/Planetary Science [Public domain], via Wikimedia Commons

E’ probabile che facendo osservazioni notturne, ci si imbatta in qualche meteora sporadica, un meteoroide in caduta casuale quasi del tutto isolato. Ma quando le meteore osservate sembrano provenire da uno stesso punto del cielo ed in quantità consistente allora siamo di fronte ad una tempesta meteorica (o sciame meteorico). Gli inguaribili romantici saranno felici di sapere che non esistono solo le classiche stelle cadenti del 10 agosto. Esistono altri periodi di intensa attività meteorica, anche di maggior rilievo, che ricorrono ogni anno attorno alla stessa data  poiché la Terra attraversa la stessa zona di spazio ogni anno l’orbita di una cometa che ha lasciato una scia di detriti. I nomi degli sciami meteorici si riferiscono ai nomi delle costellazioni da cui sembrano provenire tutte le scie luminose; in realtà questa è la direzione verso cui la Terra si muove lungo la sua orbita in quella data.
E allora, prendete nota dei principali sciami meteorici annuali! Altre numerose occasioni per dare una possibilità ai vostri desideri! Prendete nota, non si sa mai.. 😉

NOME

DATA APPROX.

PICCO

TASSO METEORICO/ora

Quadrantidi

1-5 gennaio

03 gennaio

             90

Liridi

15-28 aprile

22 aprile

             15

Eta Aquaridi

19 aprile -29 maggio

06 maggio

             30

Perseidi

17 luglio – 24 agosto

12 agosto

              80

Orionidi

2 ottobre – 7 novembre

21 ottobre               20

Geminidi

7-17 dicembre

14   dicembre

           100

Roberta Gori